Il certificato di idoneità alloggiativa è l'attestazione con cui il Comune dichiara che un appartamento rispetta i parametri minimi di superficie e altezza fissati dal DM Sanità del 5 luglio 1975, che la scheda tecnica di Infobuild.it riassume così: 14 mq di superficie abitabile per ciascuno dei primi quattro occupanti. Serve per il ricongiungimento familiare, per diversi permessi legati al lavoro e per le conversioni del permesso di soggiorno. Si chiede al Comune dove si trova la casa; costi e tempi cambiano da città a città.

Che cos'è l'idoneità alloggiativa e chi la rilascia?

È un atto comunale — a seconda della città lo trovi chiamato attestato o attestazione di idoneità abitativa — che dichiara quante persone possono legalmente abitare in un determinato appartamento. Non riguarda te, il tuo reddito o il tuo lavoro: riguarda i metri quadri, le altezze e i servizi dell'immobile in cui dichiari di vivere. Lo rilascia l'ufficio tecnico o l'ufficio casa del Comune dove sta la casa, non la Questura e non la Prefettura.

Il parametro tecnico è nazionale, la procedura no. Secondo la scheda di Infobuild.it sui requisiti igienico-sanitari dei locali d'abitazione, la norma di riferimento resta il DM Sanità del 5 luglio 1975. Ogni Comune però applica quel decreto con moduli, sportelli, tariffe e tempi propri: la stessa richiesta a Torino, a Cagliari o a Milano non costa uguale e non dura uguale.

Chi arriva in Italia di solito scopre questo documento tardi, quando lo Sportello Unico per l'Immigrazione o la Prefettura lo mette in una lista. A quel punto la casa è già stata scelta, ed è il momento peggiore per scoprire che non è idonea.

Quando serve il certificato di idoneità alloggiativa?

A professional individual signs legal documents at a desk in an office setting.
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📷 Mikhail Nilov / Pexels

Non serve per ogni permesso, e distinguere i casi fa risparmiare mesi. Per il ricongiungimento familiare l'art. 29, comma 3, lettera a) del Testo Unico Immigrazione (D.Lgs. 286/1998), nel testo pubblicato da Brocardi.it, chiede un alloggio che rispetti sia i requisiti igienico-sanitari sia quelli di idoneità abitativa, accertati dagli uffici comunali secondo il DM del 5 luglio 1975. È lo standard più pesante.

Per il lavoro lo standard è più leggero. Secondo la scheda dell'ADIR Migranti dell'Università di Firenze, gli artt. 5-bis comma 1 lettera a) e 9 comma 1 del TUI richiedono la sola idoneità abitativa — senza il requisito igienico-sanitario pieno — per i permessi di lavoro e per i familiari di titolari di permesso CE per soggiornanti di lungo periodo. Sempre secondo ADIR, per i minori di 14 anni ricongiunti basta il consenso del proprietario o del locatore.

Serve anche a chi resta in Italia e cambia vita. La scheda di Piemonte Immigrazione elenca la conversione del permesso per studio in permesso per lavoro e quella da motivi stagionali a lavoro subordinato, pratiche dello Sportello Unico. La stessa fonte ricorda che l'obbligo legato all'assunzione di uno straniero già regolarmente soggiornante, tramite comunicazione unificata al Centro per l'impiego, è stato superato dal 15 novembre 2011.

Quali requisiti deve avere l'alloggio?

Close-up of a legal document with a wooden stamp placed on top, highlighting verification.
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📷 Markus Spiske / Pexels

Il metro è il DM Sanità del 5 luglio 1975. Nella ricostruzione di Infobuild.it, l'articolo 2 fissa 14 mq di superficie abitabile per ciascuno dei primi quattro occupanti e 10 mq per ogni occupante successivo; le camere da letto devono avere almeno 9 mq se destinate a una persona e 14 mq se destinate a due, mentre il soggiorno non scende sotto i 14 mq.

Poi ci sono le altezze. Sempre secondo Infobuild.it, l'articolo 1 dello stesso decreto del 1975 fissa l'altezza minima interna dei locali abitativi a 2,70 m, riducibile a 2,40 m per corridoi, disimpegni, bagni e ripostigli e a 2,55 m nei comuni montani sopra i 1000 metri di altitudine. Sono i numeri che fanno cadere mansarde, sottotetti e stanze ricavate tagliando in due un soggiorno.

Fai il conto prima di firmare. Applicando il parametro del decreto, quattro persone richiedono almeno 56 mq di superficie abitabile e un quinto convivente ne aggiunge altri 10: se l'appartamento non ci arriva, il Comune può attestare un numero di occupanti inferiore a quelli che ci vivono davvero. Un attestato che dice "idoneo per tre persone" mentre in casa siete in cinque non risolve la tua pratica.

Come si richiede al Comune e quanto costa?

La domanda si presenta al Comune dove si trova l'immobile. La pagina del Centro Supporto del Comune di Milano, consultata nel 2026, elenca fra i documenti il contratto di locazione registrato, la planimetria catastale o professionale in scala, il permesso di soggiorno valido o la ricevuta di rinnovo, un documento d'identità valido e due marche da bollo da €16 ciascuna. La planimetria è il pezzo che sorprende: è un disegno in scala da cui l'ufficio legge superfici e altezze, e ce l'ha quasi sempre solo il proprietario.

Costi e tempi cambiano città per città. La pagina della Città di Torino sull'attestato di idoneità alloggiativa, consultata nel 2026, indica il rilascio entro 120 giorni dall'istanza — ridotti a 10 giorni con procedura d'urgenza se è già arrivato un preavviso di diniego da Prefettura o Questura — e un costo di due marche da bollo da €16, una alla domanda e una al ritiro. Il Comune di Cagliari, sulla propria pagina consultata nel 2026, chiede invece €12,00 di diritti di segreteria tramite PagoPA più €16,00 di imposta di bollo.

Per Milano il dato disponibile qui viene da uno studio tecnico privato, Studio Bignami, che in un articolo del 24 agosto 2025 descrive una procedura interamente telematica con SPID o CIE e un'istruttoria di circa 3-4 settimane a documentazione completa: è una ricostruzione di settore, non un tariffario ufficiale. Non trasferire le cifre di una città a un'altra.

Cosa succede se l'alloggio non è idoneo?

La pratica non rallenta: si ferma. Il TRGA del Trentino-Alto Adige, sezione di Bolzano, con la sentenza n. 52 del 10 febbraio 2016 riportata dalla rivista Cammino Diritto, ha stabilito che la sola mancanza del requisito della disponibilità di un alloggio idoneo è di per sé sufficiente a giustificare il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno, a prescindere dagli altri requisiti come i mezzi di sussistenza.

Detto senza giri: puoi avere contratto di lavoro, reddito, contributi versati e fedina pulita, e vedere comunque il rinnovo negato per i metri quadri della casa. È il motivo per cui questo certificato merita la stessa attenzione che dai al contratto di lavoro.

Esistono esenzioni. Le FAQ su stranieri e alloggio di Diritti Migranti (ANCI Toscana), consultate nel 2026, indicano che i titolari di permesso per asilo politico o protezione sussidiaria sono esentati dal dimostrare la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari e di idoneità abitativa ai fini del ricongiungimento familiare.

Se hai già ricevuto un preavviso di diniego, chiedi allo sportello comunale se esiste una corsia d'urgenza come quella dichiarata da Torino. È la differenza fra rispondere nei termini e non rispondere affatto.

Stanza in affitto e coinquilini: dove la pratica si rompe

Chi vive in una stanza in affitto incontra sempre gli stessi tre muri. Il primo è il contratto: la lista del Comune di Milano parla di contratto di locazione registrato, quindi un affitto in nero blocca il tuo permesso molto prima di creare problemi fiscali a qualcun altro. I segnali di un annuncio che non porterà mai a un contratto registrato somigliano a quelli di una truffa, e si riconoscono in anticipo.

Il secondo muro sono i metri quadri condivisi. La superficie si conta sull'intero appartamento e su tutti gli occupanti, quindi i tuoi coinquilini pesano sulla tua pratica: la stanza venduta come singola che ne misura 8 non arriva ai 9 mq che il DM del 1975 chiede per una persona, e quel numero non si tratta. Vale anche per i fuorisede con contratto transitorio, perché il decreto guarda la casa, non la durata del contratto.

Il terzo muro è il proprietario, che deve fornire planimetria e dati catastali. Prima di versare la caparra — e sulle sue regole conviene sapere cosa dice la legge — fai due domande in un messaggio solo: il contratto sarà registrato e sei disponibile per la pratica di idoneità alloggiativa? Su Coinquilino (coinquilino.app), l'app gratuita per trovare stanze e coinquilini in Italia, puoi scriverle prima ancora di andare a vedere la casa (trasparenza: Coinquilino è la nostra app); le altre piattaforme le abbiamo messe a confronto qui.

Domande frequenti sull'idoneità alloggiativa

Serve l'idoneità alloggiativa per rinnovare il permesso per studio?


Le fonti consultate collegano l'idoneità alloggiativa al lavoro, al ricongiungimento e alla coesione familiare, al permesso CE per soggiornanti di lungo periodo e alle conversioni: Piemonte Immigrazione cita in modo esplicito il passaggio da studio a lavoro. Il rinnovo di un permesso per studio che resta tale non compare fra questi casi. Fa comunque fede la lista che ti consegnano Sportello Unico o Questura per la tua pratica.

Posso chiedere il certificato se il contratto non è registrato?


No. Fra i documenti indicati dal Centro Supporto del Comune di Milano c'è il contratto di locazione registrato. Vale anche per un contratto transitorio o per un contratto destinato a studenti fuorisede: conta la registrazione, non la durata. Se il proprietario si rifiuta di registrare, quella casa non ti serve per la pratica.

Il proprietario deve fare qualcosa?


Quasi sempre sì. La planimetria in scala richiesta dal Comune di Milano è un documento che di norma ha solo lui, e per i minori di 14 anni ricongiunti la scheda ADIR dell'Università di Firenze indica che è sufficiente il consenso del proprietario o del locatore. Tienine conto quando scegli fra due stanze simili: quella con un proprietario collaborativo vale di più.

Chi è esentato dall'idoneità alloggiativa?


Secondo le FAQ di Diritti Migranti (ANCI Toscana) consultate nel 2026, i titolari di permesso per asilo politico o protezione sussidiaria non devono dimostrare la conformità dell'alloggio ai fini del ricongiungimento familiare. Per gli altri casi l'esenzione va verificata allo Sportello Unico competente, non dedotta per analogia.

Quanto prima conviene presentare la domanda?


Guarda i tempi del tuo Comune, non una media nazionale. La Città di Torino dichiara il rilascio entro 120 giorni, con una procedura d'urgenza da 10 giorni riservata a chi ha già ricevuto un preavviso di diniego: con quel margine, presentare la domanda subito dopo la registrazione del contratto è l'unica scelta che regge. Chiedere il certificato quando la scadenza del permesso è vicina significa dipendere da una corsia che potrebbe non esserci nel tuo Comune.

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Questo articolo è stato redatto con l'assistenza di strumenti di intelligenza artificiale e revisionato dalla redazione di Coinquilino.