Il canone, la caparra e la data di ingresso li discutono tutti. L'imposta di registro no: compare due settimane dopo, in un messaggio del proprietario che dice "sono 96 euro, mi dai la tua metà?". A quel punto la domanda giusta — chi la deve pagare davvero, e su quale base — arriva tardi. Ecco come funziona, con i numeri ufficiali e senza approssimazioni.
Quanto costa registrare un contratto di affitto nel 2026?
L'aliquota ordinaria per un contratto di locazione a uso abitativo è il 2% del canone annuo, moltiplicato per il numero di anni per cui si paga: è quanto indica la scheda dell'Agenzia delle Entrate sul regime ordinario, consultata nel 2026. Su una stanza in affitto da €400 al mese il canone annuo è €4.800, quindi il 2% fa €96 per un'annualità.
Esiste però un pavimento. Sempre secondo l'Agenzia delle Entrate, per la prima annualità l'imposta non può scendere sotto €67, anche quando il 2% darebbe un risultato inferiore. Le annualità successive, se versate anno per anno, possono invece stare sotto quella soglia.
Poi c'è la voce che quasi nessuno mette a budget: l'imposta di bollo. La stessa fonte indica €16 ogni 4 facciate scritte del contratto (o ogni 100 righe), per ogni copia registrata. Un contratto di 8 facciate significa €32 di bollo per copia — non una cifra drammatica, ma se il proprietario la divide con te ti conviene sapere da dove esce.
Tutti i dettagli e gli aggiornamenti stanno sulla pagina ufficiale Registrazione di un nuovo contratto — quanto si paga (regime ordinario) dell'Agenzia delle Entrate.
Chi paga l'imposta di registro, il proprietario o l'inquilino?

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Qui c'è il malinteso più diffuso del settore. La legge non dice "metà e metà": l'Agenzia delle Entrate parla di responsabilità in solido tra locatore e conduttore. Tradotto: se l'imposta non viene versata, l'Agenzia può pretendere l'intero importo da uno solo dei due, e chi ha pagato si rivarrà poi sull'altro.
Il 50/50 esiste, ma come consuetudine di mercato e come clausola scritta nel contratto, non come regola statutaria. Significa che la ripartizione è materia negoziale: si può concordare che paghi interamente il locatore, e capita spesso quando l'inquilino lo chiede prima di firmare.
La conseguenza pratica per chi cerca una stanza in affitto è una sola: non trattare la registrazione come un problema altrui. Se il proprietario "se ne dimentica", l'esposizione non è solo sua. Prima di firmare, chiedi una riga esplicita nel contratto su chi versa l'imposta e in che percentuale — è una domanda banale che elimina litigi da centinaia di euro.
E se ti dicono "tranquillo, tanto è un accordo tra noi": è vero tra voi, non è vero davanti all'Agenzia delle Entrate.
Entro quando va registrato il contratto di affitto?

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Il termine è 30 giorni dalla stipula del contratto, oppure dalla sua decorrenza se questa è anteriore alla firma, secondo l'Agenzia delle Entrate. Il conto parte dall'evento che arriva prima, non da quello che fa più comodo.
Esempio concreto da stagione fuorisede: firmi il 20 agosto un contratto che decorre dal 1° settembre. La decorrenza è successiva alla firma, quindi i 30 giorni si contano dal 20 agosto. Se invece sei entrato in casa il 1° settembre e il contratto lo avete firmato "con calma" a ottobre, il termine era già partito a settembre.
Questo secondo caso è più comune di quanto sembri, soprattutto nei contratti per studenti dove ci si accorda a voce ad agosto e si mette nero su bianco dopo l'immatricolazione. Se stai firmando un contratto di questo tipo, la nostra guida al contratto di affitto per studenti copre le altre scadenze che si intrecciano con questa.
Segna la data di decorrenza sul telefono il giorno stesso in cui prendi le chiavi. È la data da cui si misura tutto il resto.
Cedolare secca: quando l'imposta di registro non si paga affatto
Se il proprietario opta per il regime della cedolare secca, per gli anni in cui l'opzione è in vigore è esente dal versamento dell'imposta di registro e dell'imposta di bollo: lo specifica la scheda dell'Agenzia delle Entrate sulla registrazione di un nuovo contratto. Condizione: devono aver aderito tutti i comproprietari-locatori.
Per te che affitti significa una cosa molto pratica: se il contratto è a cedolare secca, non esiste nessuna "metà dell'imposta di registro" da versare. Se te la chiedono lo stesso, è un errore (o peggio).
Vale la pena chiedere prima di firmare quale regime verrà applicato, perché cambia sia il costo iniziale sia — come vedremo — il calcolo delle sanzioni in caso di ritardo. È una domanda da fare al momento della trattativa, non a contratto registrato.
Attenzione all'inverso: l'esenzione riguarda gli anni coperti dall'opzione. Se l'opzione non c'è, o decade, si torna al 2% del regime ordinario con tutte le scadenze annuali che ne derivano.
Come si paga l'imposta e cosa succede negli anni successivi
Il versamento avviene tramite il software telematico RLI / RLI-web con richiesta di addebito diretto sul conto, oppure con modello F24 usando il codice tributo 1501 per le annualità successive: sono le modalità indicate dall'Agenzia delle Entrate nella scheda sugli adempimenti successivi.
Per i contratti pluriennali ci sono due strade. La prima: pagare in un'unica soluzione per l'intera durata, con uno sconto pari alla metà del tasso di interesse legale moltiplicato per il numero di anni. La seconda: pagare anno per anno, versando il 2% del canone di quell'annualità entro 30 giorni dalla scadenza del periodo annuale precedente.
La seconda opzione è quella che si dimentica. Il primo anno tutti sono attenti; il secondo, la scadenza cade in un mese qualsiasi senza alcun promemoria automatico. Se dividi la spesa con il proprietario, mettete la data ricorrente in calendario entrambi.
Vale il principio di qualsiasi spesa condivisa: un importo previsto e calendarizzato non diventa mai una discussione, un importo che arriva a sorpresa lo diventa quasi sempre.
Cosa rischi se registri il contratto in ritardo?
Le sanzioni per tardiva registrazione sono proporzionali all'imposta dovuta: 45% dell'imposta, con un minimo di €150, se la registrazione avviene entro 30 giorni dalla scadenza; 120% dell'imposta, con un minimo di €250, oltre quel termine. Sono le misure richiamate nella copertura fiscale della Risoluzione n. 56/E del 13 ottobre 2025.
Ed è proprio quella risoluzione la novità più rilevante per il 2026. L'Agenzia delle Entrate ha chiarito che, per i contratti pluriennali con pagamento annuale, la sanzione da tardiva registrazione si calcola solo sull'imposta della prima annualità, non sull'imposta dell'intera durata contrattuale — ribaltando la propria Circolare n. 26/E del 2011. La ricostruzione completa è su Altalex.
Per i contratti a cedolare secca le sanzioni sono invece in misura fissa, non percentuale, perché manca una base imponibile proporzionale: €150 per ritardi fino a 30 giorni e €250 oltre, come riporta Fiscomania in un'analisi del dicembre 2025.
Buona notizia: con il ravvedimento operoso quelle cifre si sgonfiano. Sempre secondo Fiscomania, la sanzione da €250 scende a circa €31,25 se si regolarizza entro un anno dalla violazione (un ottavo del minimo) e a circa €35,71 entro due anni (un settimo). Nel regime ordinario la riduzione è anch'essa progressiva in base a quanto tempo passa, ma gli importi dipendono dall'imposta dovuta: vanno calcolati caso per caso sulla scheda dell'Agenzia.
Perché a chi cerca una stanza conviene insistere sulla registrazione
Un contratto non registrato non è un dettaglio fiscale: è l'assenza del documento su cui poggia tutto il resto. La registrazione è ciò che rende il contratto opponibile, ed è il presupposto pratico per la residenza, per le detrazioni in dichiarazione dei redditi e per qualunque discussione sul deposito cauzionale alla fine del rapporto.
Quando un annuncio propone un affitto "senza contratto" o "in nero, così risparmiamo entrambi", il risparmio è quasi sempre asimmetrico: il proprietario non dichiara il canone, tu perdi tutele e detrazioni. Il conto è pessimo.
Su Coinquilino (coinquilino.app), l'app gratuita per trovare stanze e coinquilini in Italia, vediamo passare migliaia di trattative tra privati: le richieste che vanno meglio sono quelle in cui le domande noiose — regime fiscale, chi registra, chi paga cosa — vengono fatte prima della visita, non dopo la firma.
Tre domande prima di firmare, in ordine: il contratto sarà a cedolare secca o in regime ordinario? Chi versa l'imposta e in che percentuale, scritto nero su bianco? Qual è la data di decorrenza da cui partono i 30 giorni? Costano dieci secondi; non farle può costare una sanzione o una detrazione persa.
Se il proprietario non registra il contratto, io inquilino cosa rischio?
Rischi di essere chiamato a pagare. L'Agenzia delle Entrate qualifica la responsabilità di locatore e conduttore come solidale ("in solido"), quindi l'intera imposta può essere richiesta a uno qualsiasi dei due, indipendentemente da come vi eravate accordati tra voi. L'accordo privato regola i rapporti interni, non l'obbligo verso il fisco.
Tutti i contratti pagano il 2%?
No. Secondo l'Agenzia delle Entrate, per i fondi rustici l'aliquota è dello 0,50%, mentre per i fabbricati strumentali locati a un soggetto con partita IVA è dell'1% e per gli stessi fabbricati locati a soggetti non IVA è del 2%, come nel caso ordinario abitativo. Per la stanza o l'appartamento in cui abiti, il riferimento è il 2% del regime ordinario.
L'imposta di registro si paga anche su un contratto transitorio o per studenti?
Sì, l'obbligo di registrazione e il termine dei 30 giorni valgono per i contratti di locazione a uso abitativo in generale, contratto transitorio incluso. Quanto si paga dipende dal canone e dal regime scelto: con la cedolare secca l'esenzione opera anche qui. Alcune tipologie agevolate seguono regole di calcolo particolari, da verificare sulla scheda dell'Agenzia delle Entrate prima di firmare.
Posso pagare tutto in una volta invece che ogni anno?
Sì. L'Agenzia delle Entrate prevede il versamento in unica soluzione per l'intera durata del contratto, con uno sconto pari alla metà del tasso di interesse legale moltiplicato per il numero di anni. L'alternativa è il pagamento annuale, entro 30 giorni dalla scadenza dell'annualità precedente. Se dividi l'imposta con il proprietario, l'unica soluzione evita di riaprire la questione ogni dodici mesi.
Ho registrato in ritardo un contratto a cedolare secca: quanto pago davvero?
La sanzione fissa è di €250 per un ritardo superiore a 30 giorni, ma con il ravvedimento operoso scende a circa €31,25 se regolarizzi entro un anno dalla violazione e a circa €35,71 entro due anni, secondo l'analisi di Fiscomania del dicembre 2025. Regolarizzare presto costa una frazione di quanto costa aspettare l'accertamento.
L'imposta di bollo si paga anche con la cedolare secca?
No. L'Agenzia delle Entrate indica che l'opzione per la cedolare secca esenta, per gli anni in cui è in vigore, sia dall'imposta di registro sia dall'imposta di bollo, a condizione che tutti i locatori abbiano aderito. Se il contratto è a cedolare secca e ti viene chiesta una quota di bollo, chiedi spiegazioni.
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Questo articolo è stato redatto con l'assistenza di strumenti di intelligenza artificiale e revisionato dalla redazione di Coinquilino.



